La fotografia generale: interesse alto, ma confusione diffusa
La quinta edizione dell’Osservatorio Edufin, promossa da Pictet Asset Management e realizzata da Finer Finance Explorer, mostra un dato netto: l’interesse degli italiani per la finanza è salito a livelli molto elevati (oltre il 90%). Questo però non si traduce automaticamente in scelte d’investimento consapevoli.
Molti si informano più spesso, soprattutto le generazioni più giovani, ma la quantità di contenuti disponibili genera spaesamento: il 43% del campione segnala difficoltà a trovare fonti e referenti affidabili.
Dove si cercano risposte: i social dominano, l’IA entra ma non convince
I social network sono diventati il primo canale d’informazione finanziaria per tutte le età: formati brevi e immediatezza sono quello che il pubblico richiede. Questo spostamento ha due effetti evidenti: da un lato amplia la platea e rende la finanza più accessibile, dall’altro favorisce superficialità e frammentazione dell’informazione.
L’intelligenza artificiale è ormai parte della routine quotidiana per molti (usata per informarsi o organizzare attività), ma quando si tratta di consigli d’investimento rimane uno strumento poco ritenuto affidabile dalla maggioranza degli intervistati.
Risparmio in crescita, ma senza progetto
Secondo il Rapporto, il 2025 ha portato con sé una leggera crescita della capacità di risparmio: più persone dichiarano di mettere da parte denaro, ma spesso senza regolarità né pianificazione. Questo porta a un paradosso: si accumula liquidità, ma non si costruisce patrimonio.
La maggior parte degli italiani preferisce sicurezza e breve termine — obbligazioni e contanti dominano i portafogli — e la previdenza complementare rimane poco diffusa. La conseguenza è una fragilità strutturale: molti contano su pensione pubblica o eredità piuttosto che su strumenti di lungo periodo.
L’emotività come freno alla pianificazione
Un elemento ricorrente nella ricerca è l’ansia finanziaria: circa il 73% degli intervistati dichiara preoccupazione per il proprio futuro economico. La paura delle perdite e il cosiddetto loss aversion bias spingono a scelte difensive, che non sempre è la scelta migliore.
La ricerca evidenzia infatti che la maggiore alfabetizzazione finanziaria riduce l’impatto delle emozioni negative, confermando come formazione e accompagnamento siano leve decisive per migliorare i comportamenti d’investimento.
Dove intervenire per trasformare interesse in azione concreta
Secondo i dati, servono interventi coordinati: inserire percorsi didattici efficaci già nelle scuole e rafforzare la formazione per gli adulti; promuovere contenuti chiari e verificati che vadano oltre il “clickbait”.
Rendere più accessibili strumenti come i PAC con esempi pratici e simulazioni; infine, favorire servizi di consulenza più trasparenti e orientati all’obiettivo del cliente, non alla vendita di prodotto. Pictet AM insiste sull’importanza di collaborazioni tra istituzioni e operatori privati per diffondere buone pratiche.
Nota critica: manca un’analisi delle responsabilità di banche e reti di consulenti
Il rapporto Pictet AM-Finer offre un quadro ricco su atteggiamenti, canali e gap formativi, ma non si può non rilevare anche ciò che non mostra. Dedica infatti poco spazio a un elemento che incide fortemente sulla fiducia del risparmiatore: il ruolo di banche, reti di consulenti e intermediari nella costruzione della fiducia degli investitori italiani nella “filiera” della finanza.
Accanto alla scarsa cultura finanziaria, costi elevati, strutture di commissioni poco trasparenti e potenziali conflitti d’interesse sono spesso citati tra le ragioni della diffidenza verso strumenti finanziari più efficaci sul lungo periodo.
Senza un’indagine più approfondita su questi fattori — e senza proposte concrete per migliorarne trasparenza e allineamento degli incentivi — rischia di restare incompleto il tentativo di spiegare perché tanto interesse non sfoci in investimenti strutturati.
Per un Paese che deve aumentare la partecipazione ai mercati e rafforzare la resilienza patrimoniale delle famiglie, capire e correggere questi nodi istituzionali è fondamentale.
L’articolo Osservatorio EduFin 2025: gli italiani vogliono conoscere la finanza ma restano prudenti proviene da Nuova Economia.
