Che cos’è la Letteratura Brut: una definizione necessaria
La letteratura brut rappresenta l’insieme dei testi scritti da artisti outsider – spesso classificati come creatori brut, art brut o outsider art – che hanno usato la parola non come semplice supporto alle loro opere visive, ma come forma autonoma di espressione. Troppo spesso questo patrimonio testuale viene trascurato a favore delle opere grafiche più facilmente esponibili. Eppure, proprio nei testi emerge una dimensione umana profonda: scritture difficili, ossessive, frammentate, ma capaci di aprire squarci unici sulla percezione del mondo, sul dolore e sulla fantasia dei loro autori.
Origine e definizione di Art Brut
L’Art Brut è stata definita nel 1945 dall’artista francese Jean Dubuffet (1901-1985), che cercava un’arte libera dalle convenzioni delle accademie e dalle influenze culturali del suo tempo.
Dopo aver compiuto un viaggio nei manicomi e nelle carceri svizzere e francesi in compagnia dello scrittore ed editore Jean Paulhan e di Le Corbusier. Curiosamente, il primo era stato sostenitore della resistenza francese all’occupazione tedesca, il secondo collaborazionista con il governo di Vichy.
Osservando le creazioni spontanee di pazienti psichiatrici, autodidatti, reclusi e individui ai margini, Dubuffet definì l’art brut come una produzione “grezza”, autentica e non mediata dal sistema dell’arte. Dubuffet, che oltre ad essere artiste era stato commercianti di vini, trasse la definizione di brut anche dai vini omonimi, cioè senza aggiunta di zuccheri, secchi.
Non si tratta quindi di uno stile, di uno dei tanti “-ismi” in cui la storia dell’arte annega, ma di un insieme di opere nate per urgenza interiore, lontane dal pubblico e dalla ricerca di riconoscimento, e proprio per questo considerate da Dubuffet la forma più pura e radicale di espressione creativa.
Testi sulle opere vs opere testuali autonome
È necessario distinguere due forme di scrittura brut:
- Le frasi o parole incise, dipinte o annotate sulle opere visive: testi che dialogano con l’immagine (es. Adolf Wölfli, Giovanni Bosco, Carlo Zinelli).
- Le opere testuali autonome: diari, quaderni, lenzuoli, romanzi visionari, spesso di dimensioni monumentali (es. Henry Darger, Clelia Marchi, Fernando Nannetti).
Entrambe le categorie aprono mondi diversi: la scrittura sull’opera visuale integra il gesto grafico, mentre le opere testuali autonome costruiscono veri e propri universi linguistici paralleli.
Henry Darger: romanzi infiniti e documenti di un mondo immaginario
Henry Darger (1892-1973) è l’autore outsider più noto anche a livello letterario. Il suo monumentale romanzo illustrato The Story of the Vivian Girls supera le 15.000 pagine dattiloscritte, accompagnate da acquerelli e collage. Esistono anche i suoi diari, oggi conservati presso la Rawlings Collection (Chicago), curati e studiati da John M. MacGregor, autore del fondamentale Henry Darger: In the Realms of the Unreal. Ampie parti dei suoi scritti restano inedite.
È imminente la pubblicazione del libro di Andrea Fiorini La misteriosa arte di Henry Darger (ed. Lindau), primo libro italiano dedicato all’artista di Chicago.
I volumi originali del romanzo inedito di Henry Darger
Aloïse Corbaz: scrittura e visione lirica
Aloïse, conosciuta per i suoi intensi disegni colorati, ha lasciato anche testi poetici e lettere, spesso di tono estatico e visionario. Molti materiali sono conservati alla Collection de l’Art Brut di Losanna, che ne documenta sia le opere grafiche che gli scritti. Una delle studiose più importanti è Lucienne Peiry, che dedica ampio spazio alla sua scrittura in Art Brut: The Origins of Outsider Art.
Daniel Paul Schreber: quando un testo diventa un classico psichiatrico
L’unico autore outsider entrato nel canone letterario-psicoanalitico è Daniel Paul Schreber, con le Memorie di un malato di nervi (1903), uno dei testi più analizzati da Freud, Canetti e Deleuze-Guattari.
Il libro è pienamente editato e disponibile in molte lingue, mentre il manoscritto originale è conservato in Germania. Il suo valore letterario va oltre la psichiatria, collocandosi al confine tra autobiografia e cosmologia del delirio.
Ferdinand Cheval: lo scrittore del “Palazzo Ideale”
Il postino Cheval, celebre per aver costruito con le sue mani un incredibile edificio, il suo Palais Idéal, ha scritto un diario e memorie personali, oggi conservati nel museo dedicato alla sua opera a Hauterives (Francia).
I suoi testi parlano del processo creativo, della solitudine e della determinazione che portarono alla nascita del palazzo, e sono stati studiati nel volume di Annie Le Brun, Folie Baudelaire e in vari cataloghi francesi.
Il “Palazzo ideale” costruito da Ferdinand Cheval
Adolf Wölfli: musica, immagini e testi in un’unica visione
Adolf Wölfli, controversa figura di artista brut, il primo studiato e considerato uno dei maggiori rappresentanti di questo tipo di arte, non realizzò solo opere grafiche: produsse quaderni autobiografici, poesie, partiture musicali e narrazioni epiche come il ciclo Sankt Adolf-Giant-Creation.
I manoscritti sono conservati alla Kunstmuseum Bern – Adolf Wölfli Foundation. I principali studi critici sono di Elka Spoerri, curatrice del catalogo generale, e di John MacGregor, autore di analisi fondamentali.
August Natterer: visioni annotate
August Natterer realizzò una serie di opere visionarie accompagnate da spiegazioni scritte, ma lasciò anche testi clinici e autobiografici meno noti. Materiali e documenti sono conservati presso archivi psichiatrici tedeschi e pubblicati in parte nei cataloghi dedicati al suo lavoro da Inge Jadi e dalla Collection de l’Art Brut.
Fernando Oreste Nannetti (NOF4): il diario inciso sulla città
Fernando Nannetti si firmava con la sigla presente sulla documentazione dell’istituto in cui era internato: NOF4. Realizza il più impressionante esempio di scrittura murale del Novecento: oltre 180 metri di incisioni sulle mura dell’ex manicomio di Volterra, un vero “libro urbano”.
Scrive anche su lenzuoli, carte e codici oggi conservati nel Museo Lombroso di Torino e negli archivi del progetto NOF4. Studi fondamentali: Alda Frabotta, Nannetti: il libro muro, e i lavori di P. B. Cinti.
Un esempio della scrittura murale di Fernando Nannetti/NOF4
Clelia Marchi: il libro-lenzuolo, un capolavoro di autobiografia popolare
Clelia Marchi scrisse la propria autobiografia, intitolata Gnanca na busìa (neanche una bugia), su un lenzuolo matrimoniale di oltre sei metri: un’opera unica di letteratura popolare outsider, oggi conservata al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina.
Il suo testo, limpido e doloroso, è stato studiato da Annalisa Stancanelli e in vari saggi sulla scrittura autobiografica contadina, ed è disponibile nel libro a firma Clelia Marchi, Gnanca na busia. Il romanzo di una vita scritta su un lenzuolo (ed. Il Saggiatore, 2024).
“E così la vita è come un rastrello – scrive Clelia Marchi – quello che si mucchia l’erba: che à forza di tirare un brutto giorno si rompe il manico e tutto à fine”.
Gli anonimi del San Lazzaro di Reggio Emilia: la memoria collettiva dei lenzuoli
All’ex ospedale psichiatrico San Lazzaro sono stati ritrovati vari lenzuoli scritti da pazienti anonimi, oggi conservati al Museo della Psichiatria di Reggio Emilia.
Questi testi rappresentano uno dei capitoli più commoventi della letteratura brut, raccontati nel volume Lenzuoli. Storie di vite cucite e negli studi di Mario Galzigna sulla scrittura manicomiale.
Un esempio eccezionale dei lenzuoli di San Lazzaro è attualmente esposto al Museo Broggi di Melegnano (Milano).
Lenzuoli di San Lazzaro esposti al Museo Broggi di Melegnano (Milano)
Pietro Ghizzardi: autobiografia e memoria contadina
Pietro Ghizzardi, pittore e narratore autodidatta scoperto da Cesare Zavattini, ha scritto un’intensa autobiografia, pubblicata come Mi richordo anchora (ed. Quodlibet 2016), che conserva una sintassi arcaica e potentissima.
I materiali originali sono custoditi nella Casa Museo Ghizzardi. Critici fondamentali: Giovanni Arpino, Cesare Zavattini e gli studi del Museo.
Guerino Galzerano: scrittura carceraria e visioni politiche
Galzerano, scultore brut che realizza le sue opere con ciottoli di mare e di fiume, scrive una lunga autobiografia in carcere, oggi pubblicata dalla casa editrice “Galzerano Editore”.
I suoi testi, tra confessione, politica e visione religiosa, sono un raro esempio di outsider literature carceraria italiana. Molti manoscritti sono conservati presso la famiglia e nell’archivio dell’editore.
Giovanni Bosco: il diario murale della Sicilia
Giovanni Bosco, autore di pitture murali nel sud Italia, ha realizzato anche un diario scritto sui muri della sua casa, oggi in parte trasferito e conservato al Museo Civico di Termini Imerese.
La sua scrittura accompagna immagini, desideri, apparizioni e invocazioni. Il critico più legato alla sua opera è Cesare Pietroiusti, insieme ai curatori del progetto “Giovanni Bosco – Artista Irregolare”.
Annamaria Tosini: le carte dell’anima
Le Carte dell’anima di Annamaria Tosini sono un corpus fragile e poetico di fogli scritti e disegnati, oggi custoditi in archivi privati e oggetto di studio nei cataloghi della rassegna dell’Archivio dell’Art Brut di Verona. La sua scrittura mescola confessione, visione e misticismo quotidiano.
Perché la letteratura brut merita una nuova attenzione critica
Questi testi mostrano che la letteratura brut è un continente sommerso: un patrimonio difficilissimo da leggere ma ricchissimo di umanità, che merita di essere studiato quanto le opere visive.
Critici come Jean Dubuffet, Lucienne Peiry, Elka Spoerri, John MacGregor, Alda Frabotta e Mario Galzigna hanno dato contributi fondamentali, ma molto resta da fare per riconoscere pienamente il valore letterario di questi autori.
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