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Artex: la borsa dell’arte voluta da un principe che trasforma i capolavori in titoli

È nato nel 2022 e si chiama Artex il progetto che ambisce a creare il primo mercato regolamentato dedicato alla negoziazione di “azioni” legate a opere d’arte di grande valore. Con lo scopo dichiarato di ampliare l’accesso a un mondo che in gran parte appare riservato ai detentori di grandi patrimoni.

In questo articolo spieghiamo come funziona Artex, quali opere sono coinvolte (e quali artisti), i costi e i rischi per l’investitore e se è adatto ai piccoli risparmiatori o solo agli HNWI (individui con patrimoni investiti di almeno 1 milione di euro). Ma anche come si accede (direttamente o tramite intermediari) e dove trovare le informazioni ufficiali.

Cos’è Artex e come funziona: la borsa dell’arte spiegata in parole semplici

Artex si presenta come una Multilateral Trading Facility (MTF) con sede in Liechtenstein, autorizzato dalla Finanzmarktaufsicht Liechtenstein per operare secondo le regole europee della normativa finanziaria nota come MiFID II. L’idea è semplice ma ambiziosa: quotare singole opere d’arte (o società-veicolo che le detengono) e consentire lo scambio di quote/azioni come su una borsa tradizionale, aumentando trasparenza e — nelle intenzioni — liquidità.

Sulla piattaforma possono essere negoziate azioni emesse da veicoli speciali che detengono l’opera: i partecipanti comprano e vendono queste azioni; le opere rimangono custodite in depositi professionali. Artex ha reso noto che intende quotare grandi capolavori (piccoli lotti azionari con valore nominale indicato nelle offerte) e che prevede la collaborazione con market maker e operatori dei mercati tradizionali per sostenere la liquidità.

Origini e storia di Artex: fondatori, obiettivi e reazioni del mercato

Artex è nata nel 2020 da un’idea del principe Giuseppe Venceslao del Liechtenstein, nipote dell’attuale regnante del principato incastonato tra Svizzera ed Austria, e di Yassir Benjelloun-Touimi, due figure provenienti rispettivamente dal mondo della finanza e da quello della gestione patrimoniale internazionale.

La società (Artex Global Market o Artex GM) è la prima piattaforma di scambio al mondo a proporre la quotazione di opere d’arte come se fossero titoli azionari. L’obiettivo dichiarato dei fondatori è quello di democratizzare l’accesso all’arte come asset finanziario, creando un mercato regolamentato che consenta di comprare e vendere quote di capolavori attraverso strumenti trasparenti e conformi alla normativa europea.

L’idea di trasformare un dipinto in un “ticker” da scambiare in borsa ha subito generato un acceso dibattito nel mondo dell’arte e della finanza. Da un lato, molti operatori e analisti — tra cui Forbes e Financial Times — hanno riconosciuto il valore innovativo di un mercato che mira a portare liquidità e trasparenza in un settore tradizionalmente opaco. Dall’altro, critici e galleristi hanno espresso forti perplessità, temendo una “finanziarizzazione eccessiva” dell’arte e il rischio che i capolavori vengano trattati come semplici strumenti speculativi.

Nonostante le polemiche, Artex ha ottenuto visibilità internazionale e il sostegno di alcuni investitori istituzionali e private banker interessati alla tokenizzazione e alla regolamentazione del mercato dell’arte, un segmento che negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione come asset alternativo decorrelato dai mercati azionari.

In Italia Artex a fine ottobre 2024 ha firmato un accordo con Equita SIM che ne è diventata “notification agent”, mentre in Svizzera è partner dell’emittente di ETP Helveteq. A maggio 2025 le quotazioni di Artex sono state poi integrate nel mercato regolamentato svizzero SIX Swiss Exchange, consentendo quindi ai membri di questo circuito di avere una connessione diretta ad Artex.

Quali opere e quali artisti sono stati annunciati (e perché conta)

Artex ha attirato l’attenzione perché la prima quotazione annunciata riguardava un trittico di Francis Bacon (Three Studies for a Portrait of George Dyer) — un’opera di grande valore storico e di mercato — e successivamente sono state annunciate altre possibili quotazioni, incluse opere l’Andy Warhol “Mao. Questi nomi spiegano perché il progetto ha fatto scalpore: Artex punta a blue-chip riconoscibili a livello globale.

La scelta di opere “iconiche” è strategica: artisti come Bacon, Warhol, Picasso o Modigliani hanno mercati secondari consolidati che facilitano valutazioni e interesse istituzionale. Tuttavia, la modalità di rappresentare la proprietà (quote, quindi non sempre la piena proprietà legale dell’opera) varia a seconda dello schema finanziario scelto per ogni collocamento.

Costi per l’investitore: cosa aspettarsi (fee, custodia, manutenzione)

Investire tramite Artex non è però “a costo zero”: le società-veicolo che portano l’opera in borsa implicano costi di acquisto, interessi su eventuali finanziamenti, spese di custodia, assicurazione, conservazione, oltre a commissioni di collocamento e possibili commissioni di negoziazione. Fonti giornalistiche (Financial Times in primis) hanno evidenziato che i costi operativi e di mantenimento di grandi capolavori possono essere sostanziosi e incidere sul rendimento netto.

In pratica, l’investitore dovrà valutare: prezzo di collocamento/quotazione per azione, eventuali commissioni di accesso, costi ricorrenti imputati al veicolo (assicurazioni, storage, conservazione), e la percentuale che rimane in capo al collocatore o agli advisor. Questi elementi erodono il rendimento atteso e devono essere esplicitati nel prospetto dell’operazione (documento obbligatorio per offerte regolamentate).

Rischi principali: liquidità reale, valutazioni e rischio giuridico-operativo

L’obiettivo di Artex è aumentare la liquidità del mercato dell’arte, ma alcuni rischi strutturali restano. Primo: la liquidità “promessa” dipende da market maker, partecipazione degli investitori e dalla fiducia nel meccanismo; non è paragonabile alla liquidità di azioni blue-chip scambiate su grandi mercati. Fonti finanziarie indipendenti hanno indicato che la negoziazione può essere poco intensa nei primi tempi e soggetta a volatilità.

Secondo rischio: valutazioni soggettive — il prezzo di mercato di un’opera può oscillare molto e dipende da tendenze culturali, autenticità, provenienza e condizione fisica. Terzo: rischi legali e strutturali legati al meccanismo (ad es. se le azioni non danno piena proprietà legale ma solo diritti economici).

Oltre al rischio che il veicolo che detiene l’opera possa essere gravato da debiti o clausole contrattuali che impongano vendite forzate. Il Financial Times ha sottolineato il mix di interessi finanziari e complessità legali nei primi casi.

È adatto ai piccoli investitori o solo agli HNWI?

L’idea di “quote a 100 dollari” comunicata in alcune fasi rende il concetto accattivante per risparmiatori con capitali più piccoli. Alcune offerte iniziali che hanno coinvolto sottoscrizioni private, investitori accreditati hanno tuttavia registrato soglie di ingresso non banali per coprire costi e compliance.

La prima opera quotata è stata il già citato trittico Three Studies for a Portrait of George Dyer (1963) di Francis Bacon: valutata circa 55 milioni milioni di dollari. L’offerta prevedeva circa 550.000 azioni di Classe B per la società-veicolo (Art Share 002 SA) che detiene l’opera e il prezzo indicato per azione era di 100 dollari (pari a circa 92,20 euro) nella fase di collocamento.

Un altro esempio: per il veicolo con l’opera Abstraktes Bild (1994) di Gerhard Richter è stata annunciata un’offerta iniziale di 35 milioni di dollari suddivisa in 350.000 azioni da 100 dollari. Questi valori mostrano che le quote iniziali possono partire da un importo effettivamente basso.

“Abstraktes bild”, Gerhard Richter (1994)

Come si accede: direttamente o tramite intermediari

L’accesso al mercato Artex può avvenire direttamente tramite piattaforma (dove consentito) o — più probabilmente nelle fasi iniziali — tramite intermediari finanziari (banche private, broker autorizzati, dealer che partecipano al collocamento). Artex prevede l’impiego di market maker e l’integrazione con operatori di mercato tradizionali per agevolare le negoziazioni.

Per gli investitori italiani, l’accesso pratico potrebbe passare per banche d’investimento, wealth managers o società di intermediazione che collaborano con la piattaforma (come la citata Equita SIM) o che abbiano account su mercati esteri regolamentati.

Attualmente Artex dichiara 18 tra banche e società finanziaria convenzionate, tra cui Société Générale, Kepler Chevreux, CA Indosuex e Pictet. È quindi consigliabile contattare il proprio intermediario o la stessa piattaforma per conoscere i canali di sottoscrizione.

Vantaggi concreti: trasparenza, accesso, possibilità di ETF tematici

I sostenitori di Artex evidenziano vantaggi reali: maggiore trasparenza rispetto al mercato tradizionale dell’arte, potenziale liquidità secondaria per quote fino a oggi illiquide, e la possibilità di creare prodotti strutturati (ad es. ETF o ETP che raggruppino più opere) per offrire esposizione diversificata su un indice di capolavori.

Gli ETF sono quote di fondi quotati in borsa che investono su panieri di strumenti finanziari, gli ETP sono simili come meccanismo ma possono investire anche su un singolo asset.

Axios e Artex stessi hanno parlato apertamente della possibile creazione futura di ETF tematici aggregando le quotazioni. Tuttavia, questi vantaggi sono condizionali al successo operativo e all’adozione su larga scala: finché il mercato rimane sottile, i benefici sono teorici più che garantiti.

Raccomandazioni pratiche per l’investitore italiano

Artex rappresenta un’esperienza innovativa e potenzialmente dirompente per il mercato dell’arte: potrebbe democratizzare l’accesso e introdurre strumenti finanziari sofisticati su capolavori storici. Si tratta però di un progetto nuovo, con rischi operativi, costi non trascurabili e scarsa storia di mercato.

Prima di investire è quindi indispensabile leggere bene i prospetti delle offerte, verificare la natura giuridica delle azioni offerte, comprendere tutte le commissioni e chiedere il parere del proprio intermediario o consulente patrimoniale.

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